Sant’Antonio: rituale di questua

Musica de “Li Sandandonijre”

Bonasera bbona ggende, che vivete allegramende; ve salute Sand’Andonie, prutettore condr’a lu Demonie.” È con questi stornelli che si fanno accogliere nelle case; la gente li aspetta, sa che se non era ieri o l’altro ieri è oggi che tocca a loro. Alcuni hanno ingrassato un gallo appositamente per donarlo alla squadra; è il massimo gesto di riconoscimento al gruppo, che porta la benedizione del Santo e soprattutto l’allegria di questa tradizione.

Il Sant’Antonio è un rituale di questua che nella tradizione contadina assume notevole importanza: s’inserisce nel periodo di sosta dell’anno agricolo, quando le braccia si possono riposare in attesa di essere mosse nella primavera entrante. È quindi un rituale di buon auspicio al raccolto, alla salute degli animali domestici e alla famiglia stessa. È soprattutto un buon motivo di condivisione sociale: in una piccola comunità il rituale ristabilisce e rinforza i rapporti umani, perché è basato su un aspetto ludico-religioso, sullo scambio, sullo scherzo, sulla chiacchiera, sulla dimostrazione di attenzione ed affetto.

Questo rituale che era in pericolo di estinzione, pare oggi essersi rinvigorito; per le contrade non è raro incontrare altre squadre di bambini muniti di ddu bbotte(organetto a due bassi) e battafoche(tamburo a frizione); è sintomo di rivitalizzazione di una tradizione rivestita di codici sociali odierni, forse spinta dal bisogno sempre più crescente di una ricerca di identità. [fonte: ilcamminodellamusica.it]