Vitti Na Crozza
Testo e traduzione di “Vitti na crozza”
“Vitti ‘na crozza“ è una tra le più celebri canzoni della tradizione Siciliana. Non è una canzone allegra, tutt’altro! Il vero significato delle parole ci riporta al mondo delle Zolfare (Lo zolfo è stato una delle più importanti risorse minerarie dell’isola), fatto di faticosissimo lavoro e di sofferenza.
Vitti ‘Na Crozza: storia e significato di un sapolavoro siciliano
Vitti ‘na crozza è una delle canzoni popolari siciliane più celebri, conosciuta non solo in Italia ma anche a livello internazionale. Questo brano, dal testo evocativo e dalla melodia struggente, racchiude in sé secoli di tradizione, storia e sentimenti profondi. Ma qual è la sua origine? E qual è il significato del suo testo?
Le origini della canzone
Nonostante sia spesso considerata un canto tradizionale, Vitti ‘na crozza è stata composta nel XX secolo. La musica è attribuita ad Alberto Favara, un etnomusicologo siciliano che studiò e raccolse molti brani della tradizione orale dell’isola. Tuttavia, la versione più conosciuta è quella arrangiata da Franco Li Causi, un musicista agrigentino che la registrò e la portò al successo nel dopoguerra.
La canzone divenne particolarmente famosa dopo essere stata utilizzata come colonna sonora del film Il cammino della speranza di Pietro Germi nel 1950. Grazie a questa esposizione cinematografica, il brano conquistò il pubblico italiano e internazionale, diventando un simbolo della Sicilia e della sua cultura musicale.
Il significato del testo
Il titolo Vitti ‘na crozza si traduce in italiano come “Ho visto un teschio“. Il testo racconta l’esperienza di un uomo che si imbatte in un teschio nel deserto, simbolo della precarietà della vita e del destino inevitabile della morte. Il tema della caducità della vita è centrale nella tradizione musicale e poetica siciliana, riflettendo una visione profondamente radicata nelle difficoltà della vita quotidiana.
Il ritornello ripete il concetto della crozza (teschio) che canta e piange, rappresentando una metafora della sofferenza umana. Il protagonista si chiede chi fosse quel teschio in vita, evidenziando l’anonimato della morte e il senso di smarrimento che ne deriva.
La struttura musicale e il successo
Musicalmente, la canzone è caratterizzata da una melodia malinconica e ipnotica, tipica delle nenie popolari siciliane. Il suo ritmo lento e il tono nostalgico contribuiscono a creare un’atmosfera carica di emozione, in grado di toccare profondamente chi l’ascolta.
Il brano è stato interpretato da numerosi artisti nel corso degli anni, tra cui Domenico Modugno, Rosa Balistreri e altri cantanti che hanno contribuito a mantenerne viva la memoria. La sua diffusione ha superato i confini della Sicilia, rendendola un pezzo rappresentativo del folklore italiano nel mondo.
Oltre al suo valore musicale, Vitti ‘na crozza è un inno alla resilienza e alla memoria collettiva. La Sicilia, con la sua storia segnata da dominazioni, povertà e lotte sociali, trova nella sua musica un modo per esprimere la propria identità e le proprie sofferenze.
TESTO
“Vitti na crozza”
Vitti na crozza supra lu cannuni
fui curiuso e ci vossi spiare
idda m’arrispunniu cu gran duluri
murivi senza un tocco di campani
la la la lero
la lero la lero
la lero la lero
la lero la la
Si nni eru si nni eru li me anni
si nni eru si nni eru un sacciu unni
ora ca sugnu vecchio di ottant’anni
chiamu la morti i idda m arrispunni
la la la lero
la lero la lero
la lero la lero
la lero la la
Cunzatimi cunzatimi lu me letto
ca di li vermi su manciatu tuttu
si nun lu scuntu cca lume peccatu
lu scuntu allautra vita a chiantu ruttu
la la la lero
la lero la lero
la lero la lero
la lero la la
C’è nu giardinu ammezu di lu mari
tuttu ntessutu di aranci e ciuri
tutti l’acceddi cci vannu a cantari
puru i sireni cci fannu all’amuri
la la la lero
la lero la lero
la lero la lero
la lero la la
la la la lero
la lero la lero
la lero la lero
la lero la la
la la la lero
la lero la lero
la lero la lero
la lero la la.
TRADUZIONE
“Vidi un teschio”
Vidi un teschio sopra la torre
Ero curioso e volli domandargli
Lui mi rispose con gran dolore
Sono morto senza rintocchi di campane
Sono andati, sono andati i miei anni
Sono andati, sono andati, non so dove
Ora che sono vecchio di ottanta anni
Chiamo la morte e questa mi risponde
Preparatemi, preparatemi il letto
Che già i vermi mi hanno mangiato tutto
Se non lo sconto qui, il mio peccato
Lo sconterò nell’altra vita, a pianto rotto
C’è un giardino in mezzo al mare
Pieno di fiori, di arance e di fiori
Tutti gli uccelli vanno lì a cantare
Pure le sirene ci fanno l’amore.
ACCORDI “Vitti Na Crozza”
La Mi
Vitti na crozza supra nu cannuni
La
Fui curiuso e ci vossi spiare
Re
Idda m'arrispunniu cu gran duluri
La Mi La
Murivi senza un tocco di campani
Mi
La la la lero
La
La lero la lero
Mi
La lero la lero
La
La lero la
La Mi
Si nni eru si nni eru li me anni
La
Si nni eru si nni eru un sacciu unni
Re
Ora ca sugnu vecchio di ottantanni
La Mi La
Chiamu la morti i idda m arrispunni
Mi
La la la lero
La
La lero la lero
Mi
La lero la lero
La
La lero la
La Mi
Cunzatimi cunzatimi lu me letto
La
Ca di li vermi su manciatu tuttu
Re
Si nun lu scuntu cca lume peccatu
La Mi La
Lu scuntu allautra vita a chiantu ruttu
Mi
La la la lero
La
La lero la lero
Mi
La lero la lero
La
La lero la
La Mi
C'e' nu giardinu ammezu di lu mari
La
Tuttu ntssutu di aranci e ciuri
Re
Tutti l'acceddi cci vannu a cantari
La Mi La
Puru I sireni cci fannu all'amurio
Mi
La la la lero
La
La lero la lero
Mi
La lero la lero
La
La lero laKARAOKE “Vitti Na Crozza”
Domenico Modugno canta “Vitti Na Crozza”
Vasco Rossi canta “Vitti Na Crozza”
Franco Battiato canta “Vitti Na Crozza”
Cosa sono le Zolfatare?
Le zolfatare sono dei luoghi dove fuoriescono gas sulfurei, spesso in prossimità di zone vulcaniche o geotermiche. Questi gas possono avere un forte odore sgradevole e sono potenzialmente nocivi per la salute umana se inalati in grandi quantità. In Italia, le zolfatare sono presenti in diverse regioni, soprattutto nell’Italia centrale e meridionale, dove si trovano zone vulcaniche come l’area dei Campi Flegrei, l’Etna, la Solfatara di Pozzuoli, le Terme di Saturnia e molte altre.
Le zolfatare possono essere visitate a scopo turistico, per osservare gli effetti geologici e naturali della zona, oppure a scopo terapeutico, grazie alle proprietà benefiche dei gas sulfurei sulla pelle e sul sistema respiratorio.

In passato, le zolfatare erano sfruttate soprattutto per l’estrazione di zolfo, che veniva utilizzato in vari campi industriali come la produzione di fertilizzanti, la vulcanizzazione della gomma e la produzione di esplosivi. Oggi, l’estrazione di zolfo è diventata meno diffusa a causa dei costi elevati e della disponibilità di alternative più economiche.





e una canzone molto commovente che l’ho sentita cantare da uno studente siciliano nella prora del traghetto da Bintisi a Patrasso una notte con luna piena mentre tornavo a casa per le ferie festive da studente di medicina nell università di Bologna E da allora che cercavo il testo originale e la sua traduzione in italiano
vi ringrazio tanto per l ottimo lavoro che avete fatto
Bella spiegazione, ma non ho capito cos’è il giardino in mezzo al mare dell’ultima strofa
Io sono siciliana e l’ho sempre sentita cantata e l’ho cantata non con la parola cannune ma il “cantune”, che sarebbe la pietra.
Ho i brividi, ho capito ora dopo tanti anni il significato della canzone, ho i brividi per il fatto che mio padre faceva lo “Zolfataro!” e un mio zio in un-esplosione della miniera alla “Pirrera”, in Sicilia, su 13 fú l’unico a salvarsi, pur se con bruciature al 70/%! Grazie.
Molto interessante, grazie per aver appreso questa meravigliosa storia.
Nella versionbe originale suonata da totò li causi e cantata da michele verso, dice: “sangu ruttu” che tradotto in italiano è sangue rotto che non vuol dire nulla , mentre nella lingua siciliana è un modo di dire popolare che vuol dire “pianto a dirotto”.
È una bellissima e commovente canzone.
Ve lo dico io che ho perso mio padre a 8 anni per lo scoppio del grisu’ nella miniera di carbone a Bacuabis – Sardegna.
Mi è capitato di leggere un riferimento a uno studio su questo canto popolare, “Storia di Vitti ‘na crozza”, di Sara Favarò, nel quale si racconta una storia di miniere di zolfo, nelle quali i minatori che morivano per qualche crollo, nei tempi antichi, ma anche meno di un secolo fa, non venivano estratti , né ricevevano sacramenti, perché le miniere di zolfo, per il fatto di essere nelle viscere della terra e per lo zolfo che contenevano, venivano associate all’inferno. Quanto al termine “cannuni”, l’autrice spiega che qui ha l’accezione di galleria di miniera. Pertanto, il cranio si trova sepolto nel crollo della galleria della miniera di zolfo e si lamenta di non essere stato accompagnato, a seguito della sua morte, neanche da un tocco di campane. Ho voluto condividere con voi, che siete interessati a questo canto popolare quello che ho appena scoperto.
Ho letto qui che su suggerimento di un lettore sono state apportate delle correzioni al testo ma non mi sembra giusto. Essendo una canzone popolare è naturale che venga spesso modificata perché il popolo è libero di farlo a suo piacimento: è la caratteristica dell’arte popolare che sfugge ad uno standard intoccabile. Questo avviene in tutte le espressioni di arte popolare che viene paragonata all’arte colta in cui il fruitore è coautore. Grazie dell’ospitalità
Ci sono errori : “sono vecchio di ottanta anni, non di” tanti anni”.
È poi: pure le sirene ci fanno l amore, non “i pesci”.
È ancora “non a sangue rotto” ma bensì a “pianto rotto” (cioè a dirotto).
Grazie mille per la segnalazione. Abbiamo corretto :)