Rosa Balistreri

Musica popolare siciliana

Rosa Balistreri - Musica Siciliana

Rosa Balistreri è stata una cantautrice e cantastorie italiana nata a Licata il 21 Marzo 1927. Rosa nasce e cresce a Licata in una famiglia poverissima, composta dal padre falegname e la madre casalinga. Crescere in un ambiente irrequieto, con un padre violento ed una madre sottomessa, che la induce a sviluppare tutta quella rabbia e sensibilità che poi la porteranno a cantare i drammi della sua povera terra, con quella voce  forte e drammatica che coltiva fin da giovanissima.

Dopo aver fatto tutti i più umili lavori, Rosa si sposa a 16 anni con Gioacchino Torregrossa, marito non voluto fin dal principio, in quanto frutto di un matrimonio combinato, che la stessa tentò poi di uccidere dopo che questo perse al gioco i corredi della figlia. Per questo tentato omicidio, Rosa finisce in carcere con la condizionale ma continua a lavorare per mantenere la figlia. Riesce a trovare lavoro presso una famiglia benestante ma rimane incinta del  figlio del padrone e  viene accusata di furto e riportata di nuovo in carcere. Uscita dalla prigione, lavora presso una Chiesa di Palermo, ma viene molestata dal Prete e così  decide di andare a Firenze con il fratello.

Carmen Consoli racconta Rosa Balistreri

Quando sembra andare tutto per il meglio, lei ha aperto un chiosco di frutta, il fratello apre una bottega e la madre ed una sorella, Maria, la raggiungono a Firenze,  Rosa ricade nel dramma: il marito della sorella trova Maria e la uccide. Per il dispiacere si suicida anche il padre. Rosa prova a rifarsi una vita con il pittore Manfredi Lombardi, che la presenta ad artisti come Dario Fo e Mario De Micheli. Quest’ultimo la aiuta ad incidere il suo primo disco.

Lasciata da Manfredi Lombardi, nel 1973 torna a Palermo. Per salvare l’onore della figlia, adotta il nipote, Luca Torregrossa, nato da una relazione clandestina, e lo cresce come fosse figlio suo. Nell’arco della sua vita produce molti successi, si batte per i diritti dei lavoratori, canta per le feste dell’Unità, recita nel Teatro Stabile di Catania e partecipa alle prime due edizioni dello spettacolo “Ci ragiono e canto”, per la regia di Dario Fo. Sempre nel 1973 fa scalpore la sua esclusione al Festival di Sanremo, con la canzone “Terra che non senti“, dove racconta i primi vent’anni della sua vita, e  canta l’attaccamento alla sua Sicilia,  rimproverandola di vedere i propri figli emigrare senza far nulla. Nel 1974 partecipa assieme ad altri esponenti del folk, ad un’edizione di “Canzonissima“. Dal 1976 viene accompagnata spesso da Mario Modestini, musicista e compositore, che scrive per la sua voce le musiche de “La ballata del sale“(1979), di “Buela“(1982) e di “Ohi Bambulè“(1987). Nel 1990, a 63 anni, muore a Palermo a causa di un ictus cerebrale. È sepolta nel cimitero di Trespiano a Firenze.

I temi ricorrenti delle sue canzoni sono quelli delle lotte contadine e della conservazione della cultura siciliana, sia sacra che profana. Molti dei suoi testi hanno come argomento principale feste sacre, “Lu venniri matinu“,  o momenti di  vita campestre, come “Quantu basilicò” .  Rosa si schierarsi sempre dalla parte delle donne e dei lavoratori ed è spesso interprete di canzoni di protesta. Le canzoni “Rosa Canta e cunta” e “Quannu iu moru“,  rappresentano il testamento di Rosa.

Rosa Balistreri – Docufilm

Il 23 Febbraio 2018 la Commissione Eredità Immateriali della Regione Sicilia ha accolto la richiesta di iscrizione del bene “Cantante Folk Rosa Balistreri avanzata dal Comune di Licata, dove la cantante era nata con la motivazione: “Rosa Balistreri ha rappresentato magistralmente le asprezze di una terra difficile elevando le difficoltà di una situazione soggettiva a condizione umana collettiva, tanto che è riuscita a farsi apprezzare ben oltre i confini dell’isola e ricevendo validi riconoscimenti.”

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