Musica Arbëreshë

Musica Arbëreshë - Albania

Gli Arbëreshë sono una minoranza linguistica e culturale presente nella parte meridionale e insulare d’Italia. Di questa antica collettività, fanno parte circa 100 mila persone,  sparse a macchia di leopardo tra Campania, Molise, Puglia, Basilicata, Sicilia e soprattutto la Calabria, dove la comunità Arbëreshë  conta ben 58.000 persone.

Gli Arbëreshë,  fuggiti dall’Albania quando questa cadde in mano Turca, divenendo parte periferica dell’impero Ottomano, così come disse il patriota Albanese Scanderbeg(Giorgio Castriota): “Non una semplice fuga dall’Albania sottomessa ai turchi, bensì l’espressione più profonda del loro attaccamento alla fede e alla libertà“, conservano la loro lingua e tutta una serie di tradizioni religiose(il rito bizantino), culturali e gastronomiche. Un vero e proprio miracolo se si pensa che il tutto è stato tramandato per secoli e oralmente! La Costituzione Italiana, ne tutela gelosamente il valore, come previsto dall’articolo 6 e dalla legge del 1999(legge 482/99) che riconosce l’Albanese tra le lingue da valorizzare.

La Comunità arbereshe di San Cosmo Albanese

La lingua parlata  dalle popolazioni Arbëreshë, è l’Arbërisht, varietà antica del tosco, il dialetto meridionale dell’Albania. La lingua originale però, è stata influenzata dal Greco antico e dai vari dialetti del Sud Italia ma, nonostante tutto, mantiene gran parte del suo valore antico. La regione Calabria è la più caratterizzata dalla cultura Arbëreshë, dove circa 58.000 abitanti in 35 comuni, ne portano avanti costumi e tradizioni. In seconda istanza viene la Puglia con  circa 13.000 persone, poi la Sicilia, il Molise, la Basilicata, l’Abruzzo e la Campania. Purtroppo l’emigrazione verso l’estero o il nord, ha sfoltito la comunità Arbëreshë che negli ultimi anni si è quindi molto ridimensionata.

Nel folclore Arbëreshë, emerge sempre un costante richiamo alla patria di origine e i canti, popolari o religiosi, le leggende, i racconti, i proverbi, trasudano un forte spirito di comunanza e solidarietà etnica. I temi ricorrenti nella cultura tradizionale albanese sono la nostalgia della patria perduta, il ricordo delle leggendarie gesta di Skanderberg, e la tragedia della diaspora in seguito all’invasione Turca.

Un discorso a parte merita la “Vallja, danza popolare che aveva luogo in occasioni di feste tese a rievocare una grande vittoria riportata dal condottiero Giorgio Castriota Scanderbeg contro gli invasori Turchi. La vallja è formata da giovani in costume tradizionale, che tenendosi a catena per mezzo di fazzoletti e guidati da due figure alle estremità, si snodano per le vie del paese eseguendo canti epici(Il più famoso di questi canti epici, il Canto di Scanderbeg, cantato il martedì di Pasqua, che rievoca il terzo assedio turco della città di Croia), augurali o di sdegno e disegnando movimenti avvolgenti. Nella particolare vallja e burravet (la danza degli uomini), composta da soli uomini, viene tratteggiata e ricordata, attraverso i loro movimenti, la tattica di combattimento adottata da Skanderberg per imprigionare e catturare il nemico. Oggi le più belle vallje hanno luogo a Civita, San Basile, Frascineto e Eianina. Attualmente ha luogo solo il martedì dopo Pasqua (Vallja e martës së Pashkëvet), principalmente nelle comunità albanesi di Calabria di Barile, Cervicati, Civita, Lungro, San Benedetto Ullano, San Demetrio Corone, Santa Sofia d’Epiro e in parte Ejanina, Firmo, Frascineto e San Basile. Alcune “valle sono state riprese e interpretate dalle donne in costume di Piana degli Albanesi nella metà del secolo scorso. La consapevolezza della necessità di una valorizzazione e tutela della cultura Arbëreshë, ha favorito la nascita di associazioni e circoli culturali, e ha dato luogo a iniziative e manifestazioni culturali.

Valle burrash Veriu

Abitualmente nell’anniversario della morte di Giorgio Castriota, in ogni centro albanese d’Italia e nelle città dove esiste una parrocchia per gli italo-albanesi, viene celebrata la divina liturgia in lingua albanese e viene reso omaggio all’Athleta Christi.

Da più di trent’anni, nel mese di agosto, si tiene regolarmente il “Festival della Canzone Arbëreshe” (Festivali i Këngës Arbëreshe) a San Demetrio Corone(CS), in cui diversi gruppi musicali, cantori e poeti da tutte le comunità albanesi d’Italia, dall’Albania e dal Kosovo, interpretano canzoni e melodie popolari o ne propongono di nuove, rigorosamente in lingua albanese.

La Musica è uno degli strumenti più diretti e immediati con il quale il popolo Arbëresh racconta sé stesso. I canti (këngat) degli albanesi d’Italia narrano dei fidanzamenti, dei matrimoni, delle ninnananne, dei lamenti funebri (vajtimet), ma anche dei suoi antichi eroi, della guerra contro il turco e dello sconforto per la madrepatria perduta per sempre. C’è la gioia, la tristezza, l’orgoglio di un popolo fiero delle proprie radici e della propria diversità culturale. Tra i canti, popolari e colti, più conosciuti e interpretati vi sono: O e bukura MoréKopile moj kopileKostantini i vogëlith, O mburonjë e Shqipërisë. Negli ultimi tempi, legato a motivi prettamente mediatici, il canto “Lule Lule mace mace” è divenuto molto noto. Da un punto di vista puramente musicale, le melodie sono molto legate alla propria musica liturgica bizantina. Da anni a San Demetrio Corone(CS) la musica, il canto e le nuove sonorità degli albanesi d’Italia sono raggruppate ne “Il Festival della Canzone Arbëreshe” (Festivali i Këngës Arbëreshe).

Ardian Trebicka & Luz Casal – Lule Lule , Mace Mace

Nel calendario delle festività degli albanesi d’Italia il KalivariKalevari o Karnivalli, ovverosia il Carnevale, occupa un posto di rilievo. Ricorre dall’indomani dell’Epifania al mercoledì delle Ceneri, ed è, per definizione, festa trasgressiva nella quale la normalità viene temporaneamente accantonata per dare libero sfogo al gioco e alla creatività. Nella zona dei paesi albanesi del Pollino, era consuetudine riunirsi di sera, in allegre compagnie cantando i vjershë davanti alla porta degli amici: “Oji ma sonde çë ky karnivall, zgiomi ndrikull e kumbar! Ngreu e çel atë hilnar; s’erdha të ha, erdha se jemi kumbar; s’erdha se dua të pi, erdha se jemi gjiri! (O madre, questa sera che è carnevale, svegliamo comare e compare! Alzati e accendi la luce, non sono venuto perché voglio mangiare, sono venuto perché siamo compari; non sono venuto perché voglio bere, sono venuto perché siamo parenti!).

Chieuti(FG): l’Italia che parla albanese

Gli Arbëreshë costituiscono un esempio di integrazione e accoglienza che ha avuto pieno successo, un esempio di come la mutua conoscenza e il reciproco rispetto delle culture, siano strumento di crescita per le realtà territoriali e per i paesi in cui le diverse comunità vivono. La fusione armonica di lingua, cultura e tradizioni sono state nei secoli e sono ancora oggi il “valore aggiunto” di queste comunità. [Fonte: Wikipedia.org, Fanpage.it]