Io Parto per l’America

Curma’ dei Pinfri

Curma’ dei Pinfri 2013 – Io Parto per l’America con fisarmonica e piffero. Nella prima parte del canto, non importa quanto corrotto e incoerente (o forse proprio perché tale), emerge uno stato d’animo colmo di speranza, e alla prospettiva di novità e rottura con il passato si accompagna una sorta di esaltazione vitalistica che confonde passato e futuro. Vi leggiamo tutto il sentimento di eccitazione che doveva precedere quell’immensa avventura verso orizzonti ignoti oppure conosciuti solo attraverso il racconto di qualche parente da raggiungere di là dal mare.

Con lo stesso incipit si dipana la seconda parte del canto, che si vena di un senso di malinconia e si apre con un’immagine molto realistica, dove si materializza quel bastimento che diviene per l’emigrante qualcosa di finalmente reale. Il topos immaginario dell’antica canzone si realizza nell’esperienza concreta e ne nasce un nuovo canto. Ma prima di affrontare il mare c’è tempo per un ultimo breve viaggio nel proprio microcosmo domestico, la piazza del paese dove l’amante è oramai solo una presenza vaga, un’ombra nel vuoto, quasi personificazione del sentimento di disperazione suscitato dalla partenza. [fonte: appennino4p.it]

TESTO

Io parto per l’America,
sposo un’americana,
addio bell’italiana,
non ti marito più!

L’anello che ti ho dato
l’ho messo sotto i piedi,
bella se non mi credi
te lo farò veder.

Te lo farò vedere,
te lo farò sentire,
io ti farò morire
dalla soddisfazion.

Io parto per l’America
sul lungo bastimento,
parto col cuor contento
di non vederti più.

E prima di partire
voglio fare un giro in piazza
se c’è qualche ragazza
che piangerà per me…

In piazza c’è nessuno,
c’è sol l’amante mia [la mamma mia],
io parto e vado via
dalla disperazion.

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