Tumbarinos

Pro Loco di Gavoi

Il Gruppo Tumbarinos della Pro-Loco di Gavoi è nato dai gruppi spontanei del carnevale alla fine degli anni ottanta. E formato da un minimo di 40 individui compresi i suonatori di sorgonittos (organetto), triangulu (triangolo canoro), pipiolu (zufolo di canna).

Sos tumbarinos sono costruiti in modo artigianale con due pelli tese su una cassa di legno. La pelle anteriore è di cane, la posteriore di gatto o capra, ed entrambe vengono montate fresche sulla cassa. Sulla pelle posteriore viene tesa una cordicella di crine di cavallo e schegge di canna , il tutto per creare una vibrazione sulla stessa pelle.

Su triangolu è fabbricato dagli artigiani del luogo in tondino di acciaio temprato, viene tenuto appeso ad una cordicella di pelle e suonato con un battaglio di metallo.

Su pipiolu è lo strumento che introduce la melodia, sa boche, è costruito di canna stagionata, ha 4 fiori e una ventosa quadrata, e il suo segreto sta proprio nella sua intonazione col triangolo ed il tamburo.

Il costume indossato è quello festivo dei pastori e dei contadini di Gavoi, portato dopo gli anni venti. E composto da giacca, pantaloni e cropete realizzati completamente in velluto scuro o verde oliva, una camicia bianca a collo liscio (gula), un berretto sardo-barbaricino (sempre in velluto) e scarponcini in pelle fatti a mano (sos osinzos).

La musica che si suona e quella tipica barbaricina: su ballu tundu gavoesu, su passu torrau, su dillaru e su hurre hurre.
Spesso i balli vengono accompagnati con la voce (sa boche) de su cuncordu tradizionale. Nelle sfilate durante il percorso il gruppo sostando si esibisce alternando i diversi balli.

Gli adulti e i bambini sfilano indossando il tipico abito di velluto e calzando scarpe chiamate “sos cosinzos” e “sos cambales“. Il corteo si snoda per le vie del centro del paese con i tamburi che suonano all’impazzata, accompagnati da “su pipiolu“, il piffero di canna, “su triangulu“, il triangolo di ferro battuto, “su tumborro“, una serraggia, strumento composto da una vescica di animale essiccata, rigonfiata come cassa di risonanza che viene fatta vibrare da una corda come se fosse un violino. Il carnevale di Gavoi pone la musica al centro della festa: non è importante il travestimento o il mascheramento; “su Sonu“, il suono, è la maschera.