Fuoco e mitragliatrici

Barabàn

Canto di protesta contro le terribili condizioni della guerra in cui, per conquistare pochi metri di terra, si devono perdere tanti compagni. Fu scritto probabilmente tra il 16/12/1915 (episodio della “Trincea dei raggi” o “dei razzi”, che gli eroici fanti della Brigata Sassari riuscirono a conquistare con un assalto alla baionetta), ed il 29/3/1916 (quinta battaglia dell’Isonzo).

Questa canzone, dalla melodia assai suggestiva, tuttora è suonata a valzer nelle Quattro Province (Piacenza, Genova, Alessandria e Pavia) con strumenti tradizionali come piffero (oboe popolare ad ancia doppia) fisarmonica cromatica e cornamusa.

L’impegno civile di Barabàn si manifesta spesso nell’esecuzione di canti contro la guerra e antimilitaristi della tradizione popolare italiana. Nel video Barabàn riesegue “Fuoco e mitragliatrici“, nota canzone di protesta contro la Prima Guerra Mondiale.

Le immagini sono state riprese da Giuseppe Baresi, Tonino Curagi e Anna Gorio durante il concerto tenuto da Barabàn a Isola Dovarese (CR) il 30 Aprile 2003, undicesimo e ultimo del tour “Vento d’Aprile” del 2003.

TESTO

Non ne parliamo di questa guerra
che sarà lunga un’eternità;
per conquistare un palmo di terra
quanti fratelli son morti di già!

Fuoco e mitragliatrici,
si sente il cannone che spara;
per conquistar la trincea:
Savoia ! – si va.

Trincea di raggi, maledizioni,
quanti fratelli son morti lassù!
Finirà dunque ‘sta flagellazione?
di questa guerra non se ne parli più.

O monte San Michele,
bagnato di sangue italiano!
Tentato più volte, ma invano
Gorizia pigliar.

Da monte Nero a monte Cappuccio
fino all’altura di Doberdò,
un reggimento più volte distrutto:
alfine indietro nessuno tornò.

Fuoco e mitragliatrici,
si sente il cannone che spara;
per conquistar la trincea:
Savoia ! – si va.

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