‘O Cunto ‘e l’Ugliararo

Ciro De Novellis

‘O Cunto ‘e l’Ugliararo ” – Ricerca etnologica dei “cunti” e testo di Ciro De Novellis, musicato dal Maestro Angelo Mosca, cantato da Stella Brignola.

Anche per questo racconto si devono per forza ricercare le origini nel lontano mondo barbaro ove la rozza filosofia si formava sulle impressioni e le regole della narrazione dei miti della foresta, nei drammi che ivi si rappresentavano per la fantasia ingenua e nella ripetizione orale che ne alterava o ne cambiava addirittura la trama del Cunto. Spesso i singoli elementi della storia, diventavano il soggetto o il plot di nuova storia che altrettanto si diffondeva modulandosi con i luoghi e il momento pure atmosferico magari dell’orrido, del tenebroso. Tra l’altro, erano i veri modelli del fascino nel domestos, del focolare o delle serate intorno al braciere che si conservarono almeno fino agli anni nostri del dopoguerra.

In un libro abbastanza raro intitolato “Memoires historiques et litteraires sur le Royaumede Naples par M.r le Comte Gregoire Orloff”, Volume V, nel discorrere del dialetto napoletano si riportano alcuni canti che hanno per tema appunto il dramma dell’egoismo e della “sostituzione” che richiama proprio al mito ancestrale delle fabule agreste del “Re” o del “sacerdote” che aspettava guardingo colui che lo avrebbe ucciso per prenderne il comando e la guida. D’altra parte, negli anni 40 circolavano, oltre a l’Auciello Grifone altri canti certamente improponibili in una cultura “migliorata” dal punto di vista behavioristico/educazionale e di cui oggi non si potrebbe nemmeno capirne il senso. Erano in ogni caso derivazioni di quella che fu la devastazione del mito del buon selvaggio che non lasciava altra impronta che quella dell’antica “fominum” che si legava propriamente alla più antica cultura matriarcale mai dissociatasi.

«Tre sorde â mmusurella e chill’amico sempe dorme…» del venditore d’olio che aveva nascosto sotto il banco l’amante della moglie assassinato ha, per così dire, lo stesso momento enfatico del fascino che era il richiamo ai vincoli familiaris. Gli stessi vincoli nel tabù della dissoluzione violenta dei “legami” di sangue li ritroviamo in tantissime altre variazioni dei Cunti presenti lungo il sentiero della cultura popolare che tiene conto delle differenze sociali dei vari centri abitativi, dei pagus (da cui il termine pagano), e delle differenze pure orogeografiche.