La Lira Calabrese

Strumento musicale tradizionale

Lira Calabrese by oliverguitars
Lira Calabrese by oliverguitars

La Lira calabrese è uno strumento musicale tradizionale caratteristico di zone della Calabria, quali l’area della Locride e l’area del Monte Poro. Per le sue caratteristiche organologiche lo strumento fa pienamente parte di un gruppo definibile “lira bizantina”, una famiglia di cordofoni ad arco, con caratteristiche ricorrenti e molto simili fra loro, diffusi in tutta l’area dell’ex Impero bizantino. Si suona da sola o accompagnata dal tamburello, o dai frischiotti o dal terzinu. Si usa anche per la Tarantella Calabrese.

L’utilizzo del nome dissociato dalle caratteristiche strutturali e morfologiche potrebbe confondere questa con altre possibili lire. Il nome Lyra veniva applicato dai romani a una variante della cetra a pizzico e che oggi vengono così definiti anche strumenti ad arco di diverso tipo (ad es. la lira pontiaca). Sotto il profilo eminentemente strutturale c’è da aggiungere che non vi è alcuno strumento ad arco corrispondente esattamente ai canoni del tipo lira nel mondo di lingua araba, né alcuno strumento del genere nell’Europa Occidentale – ad esclusione della Calabria bizantina.

Caratteristiche:

  • tre corde;
  • assenza di tastiera e di capotasto;
  • bischeri a inserimento sagittale;
  • due fori di risonanza di forma variabile ma predominano cerchio e mezzocerchio;
  • ponte e anima mobili (anima incastrata sotto al piede destro del ponticello);
  • tastatura delle corde generalmente con il dorso delle unghie;
  • corpo ricavato da un unico blocco di legno, la tavola armonica realizzata in legno di abete rosso successivamente incollata con colla animale;
  • aspetto, nella parte dominante dei casi, di tipo piriforme;
  • accordatura: nella maggior parte dei casi, si accorda su 3 precisi gradi (note) della scala maggiore, cioè il II – V – I grado. Ad esempio, in tonalità di SOL maggiore, le note sono: LA (II grado) – RE (V grado) – SOL (I grado). L’ordine di tali note è inteso da sinistra verso destra, guardando la lira dalla prospettiva del suonatore, quindi il II grado (LA) è la corda più esterna e più fina, che viene tastata con il dorso delle unghie ed è la nota “cantino”, cioè produce la melodia; il V grado (RE) è la nota “bordone” e corrisponde alla corda centrale e va accordata un’ottava più bassa della nota del cantino (cioè il II grado, LA); il I grado (SOL) è invece la corda esterna lato destro (dalla prospettiva del suonatore) e corrisponde al “centro tonale” o semplicemente “tonalità” della lira ed è accordata nella stessa ottava del cantino. La lira può essere accordata in qualsiasi tonalità, rispettando sempre i gradi II -V- I della tonalità maggiore scelta per l’accordatura. È necessario dire che, la lunghezza della lira (dalle chiavette al ponte) o diapason influisce sulla scelta delle possibili tonalità di accordatura.
  • L’archetto per sfregare le corde ha crini fissi posizionati a fascio senza struttura che li tende, un manico per l’impugnatura.

La Lira si suona stando seduti, lo strumento viene appoggiato fra le ginocchia o sulla gamba sinistra. Con la mano sinistra si tiene il manico dello strumento e si tastano le corde lateralmente con le unghie mentre con la destra si sfrega l’archetto sulle corde.

Il repertorio tradizionale della lira in Calabria comprende sia l’accompagnamento al canto in varie forme, sia brani adatti al ballo (sonu a ballu), sia suonate per sola lira senza tempo definite ad aria. La lira, sempre per tradizione suonava o da sola o in un organico che poteva comprendere tamburello, chitarra battente e doppio flauto.

Costruzione

La Lira viene costruita con diversi legni, spesso è di olivo della zona jonica, ma anche di ciliegio, noce, sambuco o Pioppo. L’archetto anche con olivo selvatico. Una volta scelto il legno, bisognerà piallare da un lato il legno grezzo, disegnare i contorni di una lira a grandezza naturale su un foglio di carta e quindi base ad esso ritagliare la forma equivalente sul legno piallato. Scavare ora all’interno per creare una cassa armonica. Fissare le tre chiavi all’estremità dell’impugnatura. Fissare il piano armonico dove era stato precedentemente asportato il legno in eccesso.

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